Ansia
Ansia. La vita è fatta per metà da ansia da prestazione. L’altra metà sono le maschere che portiamo per non deludere le aspettative. Abbiamo l’ansia di dover piacere al prossimo, di soddisfare il capo, di risultare interessante alla ragazza dal vestito rosso sola al bancone del pub, cercando di instaurare una conversazione brillante, leggera, mai noiosa, senza investirla di parole ma senza rimanere solo ad ascoltarla. Cosa ci è successo? Da quando abbiamo ridotto la nostra autostima al giudizio altrui? No, la verità è un’altra: noi coviamo rabbia, frustrazione, arriviamo ad odiare le persone, perché non ci permettono di essere noi stessi, ci costringono ad interpretare un ruolo desiderato. Dobbiamo essere buoni ma vorremmo essere cattivi. Idolatriamo antieroi perché invidiamo la loro capacità di essere liberi, di prendersi con la forza quello che desiderano, fregandosene di tutto. Vorremmo mandare a quel paese il prossimo, picchiare il capo, sedurre la ragazza dal vestito rosso senza esitazione. Vogliamo essere come loro ma non capiamo che quella libertà è solo un’altra maschera. Dietro c’è solo un malessere, un bisogno. C’è l’ansia di morire senza aver vissuto, di passare inesistenti nelle vite altrui, e cercano costantemente qualcosa in più: emozioni, potere, controllo. Allora cosa rimane? Se tutti vogliono essere qualcun altro, chi vive veramente la propria vita? Nessuno. Io? A volte. A volte mi lascio andare alla vera natura umana. Passioni, paure, rabbia. Sono la nostra reale identità, ma le teniamo al guinzaglio, altrimenti verremmo giudicati delle bestie da quelle stesse persone che vorrebbero essere libere, ma che ci costringono a portare maschere. Solo ora che la ragazza dal vestito rosso è nel mio appartamento, posso togliere la mia maschera ed essere me stesso. Solo ora, nel mio salotto, mentre etichetta quel killer che si aggira per Roma come un mostro, la vedo per l’inetta che è. Mentre la vedo soffocare, le mie mani che le stringono la gola, la vedo come l’ennesima persona che mi ha reso, che ci ha reso, così ansiosi.Anche qui, come nel racconto precedente, c'è una svolta, un cambio di prospettiva, da generale a personale in questo caso. L'intenzione (magari non riuscita, per carità) era trasmettere disagio nel lettore. Se prima può essere d'accordo con quanto legge, poi leggere che chi parla è un killer che estremizza il significato di libertà dovrebbe destabilizzarlo e farlo riflettere.
Ora, non è che tutto quello che si legga debba necessariamente far riflettere, è giusto leggere anche per semplice diletto. Ma sono convinto che un testo che non ti comunica qualcosa, qualsiasi cosa, non necessariamente una morale ma anche solo un emozione o un punto di vista diverso, non rimane nella testa o nel cuore del lettore. Uno dei più bei fantasy che ho letto mi è piaciuto (e rimasto impresso) sopratutto per la cura dei dettagli inseriti nella ambientazione, e per la tecnica narrativa utilizzata.
Insomma, attendo i vostri commenti in merito, e sopratutto, consigliatemi qualche lettura che vi è rimasta nel cuore, e per quale motivo.
Alla prossima!
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