Per quanto scrivere racconti brevi possa risultare gratificante, nel loro piccolo, non sono ovviamente quello che vorrei fare nella vita.
Le mie 24 ore, tolte quelle di sonno (magari fossero otto), sono incentrate nel lavoro, che tra uscire di casa e tornare se ne porta via circa undici, facciamo dodici, se contiamo il tempo dalla sveglia all'uscita di casa (si, sono un tipo comodino, mi piace svegliarmi e prepararmi con calma). Aggiungiamo il tempo che se ne va per cenare e pulire, alla fine dei conti della serva mi rimane qualche ora, la sera dopo cena, da dedicare ai miei obiettivi, se ovviamente non sono stanco e se non sono svogliato. Il blog, come detto in passato, nasce come "medicinale" per combattere questa svogliatezza, e concentrare la mia attenzione, poco alla volta, su cio` che vorrei fare realmente.
Ma cosa voglio fare realmente?
Nel tempo i miei progetti si sono alternati spesso, ho iniziato e mai finito talmente tante cose che alcune sono andate nel dimenticatoio. A testimonianza ho una serie di agende riempite a meta` con appunti vari (attualmente ne conto tre o quattro, ma potrebbero essere di piu`). Ogni agenda era un nuovo inizio, ogni agenda non finita un fallimento.
In parte questo e` stato anche un bene. Lessi una volta un articolo di uno scrittore che dava consigli a chi voleva intraprendere questa carriera, e il primo consiglio era:
non scrivere.
Non scrivere, non scrivere subito, non innamorarsi subito della idea appena venuta in mente.
Se lo si fa, se ci si butta a capofitto appena la lampadina si accende, si rischia di finire in un cul-de-sac, in un progetto che non ha sbocchi, non perche` non puo` portare a nulla, ma perche` e` qualcosa che in realta` non vogliamo realmente fare, che non sappiamo dove portare, come concludere, e finiremo per odiarlo e farlo con leggerezza e superficialita`, solo per levarcelo dalle mani.
Se invece si aspetta, senza nemmeno prendere appunti, e quella idea rimane in testa, cresce e scava come un tarlo, si diffonde come un virus tra i nostri pensieri, allora e` una idea buona. Non buona nel senso che avra` sicuramente successo, ma buona per noi, e` una idea a cui potremo dedicare tutte la nostra dedizione, tutte le cure ed attenzioni che servono, senza stancarcene.
Io ho un tarlo di questo tipo da quando ho 16 anni.
Nacque questa piccola idea, questa storia che volevo raccontare, una storia che al tempo non trovavo da nessuna parte, e dopo 12 anni ancora non la trovo.
Il tarlo con il tempo e` cresciuto, e` diventato piu` maturo e consapevole di se, ma non e` arrivato ancora il momento di liberarlo.
Perche` anche se il tarlo e` pronto, io non lo sono.
Non ho ancora i mezzi, non ho ancora dimestichezza con lo strumento della scrittura, non conosco tutte le insidie che si nascondono nelle descrizioni, nei dialoghi, nelle scene d`azione, nelle ambientazioni. So le regole, ma non so applicarle e farle mie.
E` come saper giocare a scacchi. Un conto e` sapere che il Cavallo si muove ad L, che il Pedone una volta arrivato in fondo puo` diventare Regina, come si fa l`arrocco lungo e quello corto.
Un conto e` saper vincere.
E poi devo finire di prepararmi.
Non si puo` scrivere un libro (oddio l`ho detto!) senza aver prima studiato tutto sugli elementi che lo compongono, senza aver preso confidenza con i soggetti e con l`ambientazione.
Oddio, e` vero che esistono libri di autrici fantasy italiane che scrivono senza la minima cura e rispetto del lettore.
Solo un esempio.
Donne e bambini che, senza preavviso alcuno, si armano di archi e frecce e respingono un esercito, senza che
- sia mai stato spiegato PERCHE` ogni famiglia ha arco e frecce a casa
- senza spiegare PERCHE` tutti sanno come maneggiare archi e frecce
- senza spiegare PERCHE` tutti hanno la forza per utilizzare un'arma simile
e potrei andare avanti per ore su questo discorso, con mille altri esempi.
Ma intanto lei vende migliaia di copie.
E io sono qui che mi faccio scrupoli.
Preferisco cosi` (e poi meglio non intavolarlo questo discorso che mi ci avveleno).
Tutto questo e` solo uno dei miei progetti.
Nel mentre, otre a studiare per l'universita` (ma ho deciso che non diventera` mai un'ansia, gia` c'e` il lavoro che ci riesce; me la prendo con calma, e` solo un traguardo personale, non e` quello che voglio fare nella vita, e non e` cio` che mi fa sentire realizzato), sto realizzando un gioco da tavola.
Il gioco e` ambientato nella Venezia del 1455, guidata dal Doge Francesco Foscari. Questi non gode di simpatie tra le famiglie Patrizie (i giocatori) che cercheranno di accaparrarsi quanta piu` influenza possibile per sostituirlo al potere.
Se sono troppi dettagli per un gioco da tavolo, e` perche` ho questa cura dei particolari. Forse e` troppo, ma mi piace che quanto faccio sia piu` attinente possibile alla realta`.
Il gioco poi non e` cosi` complicato, ho gia` realizzato una prima versione, ma devo trovare il tempo per snellire le regole e alleggerirlo di elementi, per una maggiore e piu` rapida fruizione.
Rimane poi un ultimo progetto, supersegreto e molto complesso, che nacque circa sei o sette anni fa con un mio amico di Milano, che rivoluzionerebbe il concetto di gioco di ruolo come lo conosciamo.
Ok, sono paroloni, paroloni nerd tra l'altro, ma e` veramente un bel progetto, messo da parte per ovvi motivi, che intendo riprendere, in un futuro.
Penso di aver detto tutto, nelle prossime settimane utilizzero` il blog per esercizi di stile e altri racconti brevi, cosi` da prendere confidenza con "l'arte della scrittura", prima del fatidico passo.
P.s.: per chi fosse interessato, per documentarmi riguardo il mio libro, attualmente sto leggendo la Storia del Giappone, e "Storia delle Terre dei Luoghi Leggendari" di Umberto Eco. Figo, eh? ;-)
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